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(ciò significa, in poche parole, che oltre agli articoli e ai libri e a tutto il resto, potresti trovarci anche cose che non c'entrano nulla. E che in fin dei conti sono il meglio)

Anche la Reuters "scivola" sulla pubblicità

Nuovo modello di business per i giornali:

"La Reuters ha firmato un accordo con l'International Herald Tribune: l'agenzia fornirà articoli al giornale internazionale e sarà pagata non con un abbonamento ma con una quota della raccolta pubblicitaria".

Così scrive Luca De Biase. Così avviene. Così cambia il mondo: se fino a ora avevamo assistito a una "commercializzazione" dei contenuti sui quotidiani - on line e non - adesso accade una cosa che sposta ulteriormente verso il basso quello che dovrebbe essere l'informazione stessa.
Se fino a ora - considerato il modello di business del quotidiani - era la pubblicità la prima fonte di revenue (e dunque creare contenuto il più adatto possibile a ospitare sullo stesso giornale la pubblicità) il fatto che anche una agenzia di stampa sia legata a doppio maglio ai proventi della pubblicità, la dice lunga. La dice lunga, naturalmente, sul metodo e sul merito delle notizie stesse.
La domanda è la seguente: cambierà il taglio e la scelta delle notizie anche della agenzia di stampa per attrarre pubblicità o no?
E ancora: vogliamo convincerci o no che se il modello di business dell'informazione continua a essere legato al mondo pubblicitario (e ora, come si vede, anche di più) ci si allontana sempre di più da quello che l'informazione dovrebbe essere?

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