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(ciò significa, in poche parole, che oltre agli articoli e ai libri e a tutto il resto, potresti trovarci anche cose che non c'entrano nulla. E che in fin dei conti sono il meglio)

Generazione U, Seconda Fase: le riflessioni

Partenza sparata. Forse troppo. O forse no, a patto che si riesca ad auto-governare la velocità e a non sbagliare direzione. Altrimenti la conversione a U rischia di fermarsi sulla mezzeria o, peggio, di doppiarsi e rimettersi in marcia nella stessa carreggiata di partenza. Carreggiata peraltro intasata.

Il dato di cronaca fondamentale della manifestazione di sabato è che veramente, in maniera tangibile, il risultato di partecipazione è stato strepitoso. Soprattutto per tutti quanti non credevano che una generazione cresciuta a pane e kilobits potesse uscire dal virtuale per divenire materia e passione in una riunione come non se ne vedevano da tempo, come forse nessuno, della nostra generazione, aveva mai vissuto.

Il merito indubbio va a Mario Adinolfi, che ha innanzitutto suggerito l’idea di partenza e soprattutto organizzato il tutto, riuscendo a far avere alla cosa un eco mediatico che – chi s’intende di comunicazione e soprattutto s’intende del mondo degli old media oggi – sa che è una impresa titanica. E il merito va a tutti quanti quelli che hanno voluto partecipare, bloggers in primo luogo.

Dal punto di vista di PigiamaMedia e di RadioAlzoZero si è trattato di un momento di grande impegno – soprattutto di un test  per tante altre iniziative che, con lo stesso spirito giornalistico, cercheremo di seguire senza soluzione di continuità. Posso assicurare fin da ora che tanto il portale aprirà uno spazio permanente di dibattito e di Democrazia Diretta (il sistema tecnicamente funziona, eccome) su Generazione U, tanto la webradio cercherà di offrire ancora maggiore spazio a queste tematiche. Anzi, di più: metto da subito a disposizione di Generazione U un vero e proprio canale dedicato, dal punto di vista tecnico, mentre dal punto di vista redazionale tale spazio potrà essere usato liberamente e autonomamente da chi ne farà richiesta, fra quelli che hanno deciso di proseguire il viaggio di questa generazione – di parte di questa generazione – che sabato ha salpato sciogliendo gli ormeggi del web per fare un percorso anche reale.  Pertanto: chi ha bisogno di un canale webradio per conferenze, comunicazioni, manifestazioni o trasmissioni a tema “sul tema” può contattare fin da ora la redazione di Raz per avere delle informazioni in più.

Dal punto di vista personale mi corre l’obbligo morale di fare qualche precisazione, e qui svesto i panni di direttore della radio e di coordinatore del portale per vestire quelli di più importanti di “parte in causa” della mia generazione.

Il percorso di Generazione U mi interessa molto, così come quello della costituzione del Partito Democratico ma con qualche distinguo che, lungi dal dover essere chiarito in tutto e per tutto immediatamente (il che non è possibile, considerata l’apertura della cosa e soprattutto la recente nascita), è però, a mio avviso, necessario.

L’idea di Generazione U nasce da una necessità, o da più di una, che probabilmente è inutile ricordare: ebbene, questa necessità è figlia diretta del sistema politico nel quale viviamo. Dal quale abbiamo ereditato gli errori per ciò che concerne il dopoguerra, per ciò che abbiamo visto accadere con Tangentopoli e quindi l’avvento Berlusconi e i suoi vari derivati.

Tale necessità è tuttora viva anche dopo l’ennesimo cambio della guardia al Governo: i primi passi con i quali si è mosso il nuovo Governo (per ora, la spartizione oligarchica e sistematica delle poltrone) sono infatti pedissequamente uguali a tutti quelli degli altri governi che lo hanno preceduto.

Dunque è inevitabile porre come punto fondamentale il fatto che non vi sono dei partiti politici di riferimento per la Generazione U. Perché se per partiti politici di riferimento si intendono quelli che sono al governo adesso (non parliamo di quelli che sono all’opposizione) ebbene partiremmo con dei riferimenti sbagliati. Con dei riferimenti che sono gli attori stessi che ci hanno poi spinto in questa situazione di “necessità”.

Ora, non è probabilmente un caso che dall’humus del centrosinistra sia partita una sorta di attenzione (tutta da verificare, peraltro) per la Generazione U. Merito che in questo caso onestamente va attribuito in primis all’ambiente della Margherita e di Europa ma, fare in modo che questo diventi un appiglio per definire i confini del Partito Democratico entro il Centrosinistra attuale vuol dire necessariamente due cose: aspettarsi di essere cooptati in qualche modo oppure aspettarsi di poter sostituire un giorno chi è ai vertici di tali partiti senza sperare di fare un salto in avanti e un allargamento “laterale”.

In entrambi i casi la cosa è, dal mio punto di vista, inaccettabile e inutile. La “questione generazionale” è di per sé una questione trasversale, ma non trasversale al centrosinistra, quanto a quella di tutto lo schieramento e anche a chi è rimasto fuori dal Parlamento.

La questione generazionale è a carattere assolutamente metapolitico in primis, e si deve riconoscere attorno a un contenuto, non a un contenitore (contenitore peraltro già bucato da tutte le parti, considerati i risultati delle votazioni se visti con un occhio meno politicizzato – ovvero una sconfitta politica mascherata da risicata vittoria numerica – e considerati i sistemi con i quali si appresta a governare: a meno di non voler essere contenti dei metodi con i quali sono stati eletti presidente di Camera e Senato e tra un po’ della Repubblica).

Generazione U deve pertanto svilupparsi attorno a un contenuto. Tutto da definire insieme e democraticamente.
Sia chiaro che la costituzione del Partito Democratico non significa che i giovani daranno qualche spunto a ciò che realizzeranno poi, forse, i partiti politici esistenti. La cosa è e deve essere più presuntuosa: il Partito Democratico lo deve fare la Generazione U stessa.
Non dobbiamo parlare di cooptazione, o di qualche eletto a caso per indorare la pillola di un sistema che non cambia, né di quote o percentuali definite.
Se vogliamo davvero invertire la marcia a U, si deve parlare di una cosa totalmente nuova, svincolata dagli schieramenti attuali e allargata ben oltre i confini di dove qualcuno – non tutti, per fortuna – hanno ideato dovesse essere. Semplicemente perché i confini non li definisce il contenitore – per una volta almeno – contenitore che peraltro e per fortuna ancora non c’è.

I confini sono definiti dal contenuto. Da chi lo approva e chi no.

Sotto con il contenuto, dunque, poi vedremo come chiamarlo e collocarlo.
Probabilmente, in una posizione e con un nome assolutamente differenti da quelli che siamo abituati a sentire e a vedersi spartire…


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Generazione U: Sabato 6 Maggio dalle ore 12, in diretta