Ciao

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(ciò significa, in poche parole, che oltre agli articoli e ai libri e a tutto il resto, potresti trovarci anche cose che non c'entrano nulla. E che in fin dei conti sono il meglio)

Re: Re: Re: Sulle Collaborazioni (3)

Caro Valerio,

condivido in parte la tua analisi circa la "fenomenologia" della libertà mediatica. Dico in parte, perchè, memore dell'insegnamento juengeriano (l'Anarca), credo che nel totale nichilismo entro cui l'uomo moderno è immerso, l'unica libertà concessagli sia quella interiore. Non è libero chi si pone al servizio del sistema ma non è nemmeno libero Tarchi, che da quel sistema dipende, prorpio in quanto brama rovesciarlo e senza il quale non sarebbe Tarchi. Il ribelle non è poi tanto libero quanto si creda che sia. La libertà assoluta si ha solo ponendosi in ascolto del prorpio Io interiore; le azioni che compiamo sono riflessi, imperfezioni, corruzioni di quella libertà, sia i gesti di coerenza sia quelli di cinismo, sia quelli virtuosi che quelli meschini. Il pensiero puro, non decaduto a parola o scrittura o azione, è effettivamente libero. Con questo cosa intendo? Intendo dire che la tripartizione da te proposta non credo - ma è solo un'opinione - sia totalmente esaustiva. In un certo senso sulla scala della libertà si possono mettere sul medesimo gradino un ipotetico manager di una grande multinazionale che ogni sera si dedica alla filosofia e che quindi ha la consapevolezza interiore di ciò che accade e il rispettabilissimo Tarchi. Sono due approcci diversi alla libertà, ma non mi sentirei di tacciare di bieco cinismo il primo a confronto colla coerenza del secondo.

Fatte queste precisazioni, entro un po' più nel personale. E' vero, mi interesso molto di autori "maledetti", ma il mio interesse è squisitamente filosofico e non ideologico. Mi spiego. Juenger, Heidegger e Schmitt sono pubblicati dalle più importanti case editrici, studiati dai più famosi filosofi italiani; la censura, quindi, non è così assoluta. Ciò che viene censurato è la strumentalizzazione politico-ideologica di questi autori, ovvero la lettura storicista che se ne da, il tentativo di piegare le loro intuizioni storiche - quindi passate - a propaganda politica attuale. E, a dire la verità, in un certo senso condivido questa censura, ma non per una sorta di ermeneutica dell'innocenza, quanto per rispetto di quegli stessi autori. E' orrobile sentire parlare di Juenger e Schmitt un saputello di Forza Nuova (mi è capitato), a cui interessa solamente portare linfa al proprio progetto politico e nulla del pensiero dell'autore in questione. I grandi filosofi non vanno banalizzati rendendoli oggetto di fruizione democratica, per questo, e solo per questo, condivido un minimo di censura o, se vogliamo, di tutela del "razzismo del sapere". Gli studi che sto portando avanti, pertanto, non sono finalizzati ad alcun progetto ideologico, ma al puro amore per il sapere.

Ecco che entra in gioco quello che dicevi tu. Io non pretendo che riviste come la Destra o quotidiani come il Secolo pubblichino miei articoli in cui mi riferisco alla teoria dei Grandi Spazi di Schmitt per il progetto di una nuova Europa, o alla filosofia della tecnica di Heideggere per appoggiare i "no" al referendeum sulla procreaziopne assistita. Sono consapevole dei limiti dei mass-media, delle loro esigenze e delle loro politiche, della loro censura, come affermi tu stesso. Non me ne duolgo più di tanto e per quanto rigurda i miei studi spero di avere la possibilità di utilizzare altri canai per continuarli in modo approfondito. In sostanza credo che si possa scrivere di questioni politiche su quotidiani e riviste e allo stesso tempo studiare Heidegger senza subire censura; evidentemente dipende dall'uso che si fa di Heidegger.

Mi chiedi di che Destra ho intenzione di scrivere. Di quella più realista possibile, di quella più legata all'oggi, senza nostalgismi di sorta o utopie, senza riferimenti culturali passati (ovvero senza chiamare in causa gli autori di cui sopra, operazione impensabile), ma colla volontà di contribuire, se vuoi in modo oggettivo, da scienziato della politica, alla costruzione e alla comprensione dei nuovi fenomeni in corso. In questi termini credo non sia impossibile scrivere sulle vostre riviste e mantenere integri i proproi interessi filosofici e la prorpia libertà.


Concludo chiedendoti delucidazioni sulla conclusione della tua e-mail. In che senso potremmo fare qualcosa assieme?

Aspetto tue notizie per eventuali contatti
A presto!
A. Amato

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