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Cosa chiedersi sul Partito Unico

La proposta del Partito Unico (o Plurale, o Federazione di partiti, o Arcipelago di sensibilità politiche che hanno qualcosa in comune…) può e deve essere letta con almeno due chiavi: quella della necessità e quella della attualità politica. Entrambe, tuttavia, devono essere messe in relazione al tipo di porta “che si vuole aprire”.
Il mondo, l’Occidente, la politica, vanno in direzione del bipolarismo. Inutile negarlo. Sarebbe dunque necessario fare una scelta. “Sarebbe” perché non è vero che non ci possano essere alternative. Allo stato attuale però, sembra così.
Scegliere di entrare in una delle coalizioni dei due poli presuppone infatti che vi siano delle alternative chiare e inequivocabili tra i due, altrimenti non avrebbe senso scegliere. Questo da una parte.
Dall’altra parte, invece, la scelta impone di fare delle rinunce, inevitabili, rispetto la propria idea di partenza, la propria sensibilità politica che non può, ovviamente, essere trasferita in toto in una coalizione che deve, per necessità di aggregazione, sommare le idee e le sensibilità di più attori.
Le domande cui si perviene sono pertanto di due ordini: cosa della propria sensibilità politica non è negoziabile? Cioè, non si vuole che sia sacrificata per la realizzazione del Partito Unico? E quindi: di quale natura è il bipolarismo italiano? Quali sono i suoi attori? Quali le espressioni politiche differenti tra cui scegliere?
La manifestazione che la rivista La Destra diretta da Fabio Torriero ha indetto a Roma per il 27 giugno al Teatro Anfitrione alle ore 17 si propone dunque almeno due obiettivi, primariamente: il primo è quello di dare voce a chi poi si troverà a dover scegliere la propria preferenza politica. Dunque di far esprimere un messaggio chiaro da parte degli elettori e diretto, inequivocabilmente, agli esponenti politici e agli operatori della cultura. Il secondo obiettivo è quello di fare una sintesi su quella che è la vera anima politica della gente e dunque capire quale è il livello di ricezione che la proposta del Partito Unico ha tra gli elettori.
Da qui, in conseguenza, si potrà giungere a capire i punti più importanti della sensibilità politica del popolo di destra.
Il passaggio successivo, inevitabile, sarà quello di vedere quali sono, fra questi punti, quelli che possono trovare spazio all’interno del Partito Unitario e quali invece si devono necessariamente sacrificare alla logica bipolare.
La scelta sarà pertanto quella di vedere se si è disposti a rinunciare ad alcune cose per realizzare una coalizione in grado di vincere oppure rinunciare a parteciparvi ottenendo, però, un duplice risultato il cui commento lasciamo a ogni lettore: lasciar vincere la coalizione di Centrosinistra e posizionarsi al di fuori della logica bipolare.

Pubblicato sul Giornale d'Italia

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