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Quel Fascista “perbene” di Izzo

Il vero motivo per il quale il Ministro Castelli s’impone nel non voler concedere la tanto discussa amnistia è in realtà la volontà di difendere i suoi amici fascisti dal compiere reiteratamente i reati che hanno immancabilmente scritti nel Dna. Di più, tutto il Centrodestra ha infatti messo a punto un piano preciso per evitare la fuoriuscita dei delinquenti dalle carceri, ma non tanto per la paura di avere dei criminali in giro per il mondo, quanto piuttosto per evitare che il Centrosinistra possa strumentalizzare ogni azione di cronaca ai fini della rivificazione continua dell’unico collante dell’Unione: ossia l’antifascismo.
Il caso recente di Angelo Izzo, il mostro del Circeo del delitto di trenta anni fa che, scontando l’ergastolo in regime di semilibertà (a proposito: apriamo un forum per capire come è possibile scontare l’ergastolo in semilibertà…) ha ucciso recentemente la moglie e la figlia di un suo “concellaneo” di Palermo, quel sant’uomo di Giovanni Maiorano (boss della Sacra Corona Unita) è emblematico. Secondo le vestali sinistrorse Izzo non è un criminale stupratore, non è quello che oltre alla tragedia del Circeo, a un numero imprecisato di violenze carnali, a due evasioni da Latina e Paliano oltre a quella in occasione di un permesso premio (premio per cosa?) del 93 ad Alessandria ha commesso anche il delitto degli ultimi giorni. No, secondo la Sinistra, Izzo è solamente un fascista. Anche se ai tempi neri non era ammesso a nessuna sezione di partito né, tanto meno, partecipava ad alcune delle battaglie e manifestazioni della Destra, Izzo, semplicemente perché era un coglioncello che frequentava il bar Tortuga a Roma per vincere la sua invidia penis giocando a scopa, guidando senza patente, picchiando e stuprando (prima di fare tutto il ben di dio successivo) è un discendente diretto del Fascio.
Anzi, sicuramente è stata proprio la Magistratura sinistrorsa di Palermo, nel concedergli la libertà dalle otto e trenta alle venti dal lunedì al venerdì e dalle otto e trenta alle sedici del sabato – praticamente la stessa libertà da un normale matrimonio – a favorire ciò che i pasionari & company sinistrorsi aspettavano da tempo: una nuova possibilità per “dargli al fascio”.
Non ci stupiamo che Adriano Sofri non voglia chiedere la grazia: troverebbero il modo di dare del fascista anche a lui pur di rispolverare ogni tanto lo sport nazionale.

Pubblicato su Veleno, inserto di satira del quotidiano Linea sul numero dell'8/5/2005

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