Ciao

Questo è il mio sito personale

(ciò significa, in poche parole, che oltre agli articoli e ai libri e a tutto il resto, potresti trovarci anche cose che non c'entrano nulla. E che in fin dei conti sono il meglio)

Autunno. E violino.

Qualche volta mi sembra anche di trovare una calma trascendentale. Mi viene voglia di vestire un paio di jeans a pelle e un cappotto di lana da chiudere intorno al torace nudo e di andarmene in giro con la musica di Corelli nelle orecchie.
C’è quel violino che mi indica la via del’ascesi verso un mondo senza materia. Un mondo del rifiuto, un mondo dell’andate a fare in culo tutti.
Sai, ho una bella storia da raccontare. E come dice il suonatore che non sapeva di suonare il jazz, quando hai ancora una storia da raccontare allora vuol dire che non sei mai fottuto del tutto. Poi se chiudo gli occhi mi viene da pensare anche che una bella storia la devo ancora scrivere ma ce l’ho pur sempre con me. Mi scorre nelle vene. Scorre su quei tasti del pianoforte e lungo quelle corde vocali. Scorre come l’aria in quel flauto che ha quella donna in gola e sulle sue unghie lattee. Scorre come il sangue da quei graffi che ho sulla schiena o da quel seme che esce fuori quando sta in ginocchio davanti a me.
Scorre, è lì. Dentro.

Scorre come dolore. Scorre come piacere.
Stanno mano nella mano sotto un bosco in autunno dolore e piacere. Che l’inverno è troppo presto per arrivare mentre l’estate c’è troppa luce per sognare e la primavera, beh, la primavera lasciamola a quelli che sorridono senza sapere perché.

Invece quelle foglie sotto i piedi che scricchiolano dicono che ci sono. Che passo. Che faccio anche rumore. E quell’arancio e giallo e rosso tutto intorno in verità mi ardono in petto.

Non mi va. Capisci? Non mi va. E allora perché devo farlo? Chi l’ha detto che il male è male e che il bene è bene?

Ciò che fa bene a te fa male a me. E mi devo sentire in colpa e rinnegarmi per fare del bene agli altri? È vita questa? Oppure è solo purgatorio? Per raggiungere cosa? Quel paradiso senza di te?
Il prossimo per me non farà mai un cazzo, e il precedente in fin dei conti ha fatto un bel casino.

Dunque io. Il mio ombelico. Io. Io. Solo io.

Seduto. Del resto dove andare se non si sa bene dove andare? Oppure perché tentare di andare quando ancora non ci si sente le forze di farlo?

Seduto. Silenzio. Solo.

Si sta così bene qui.

Ascolta…

Con le foglie che cadono. Una a una. E una, prima o poi, finisce fra i tuoi capelli…

(Lorenzo)


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